Alimentazione ed elettroliti ; attenzione a non banalizzare

Scritto da : Stefano Gallo DVM     Specialista Dairy Transition Granda Team

 

L’approccio alimentare  alla patologia da  elettroliti deve essere affrontato attraverso una modalità che risponda alla complessità e alla variabilità , esso prevede infatti elementi di diagnosi, di terapia personalizzata e di valutazione prognostica, esulando e bypassando una mentalità semplicistica ,basata solo su calcoli inserendo " input teorici "  nel pc ,su una stima  della'ingestione di S.S in post parto, senza tenere conto  dei molteplici fattori che possono alterarla.

In particolar modo nel periodo estivo  l’assunzione di 350 – 400  gr  di potassio /giorno non è assicurata  dall’apporto delle sole materie prime,  per cui è  opportuno considerare sempre l’integrazione di sali Cationici esempio di K  da somministrare ASSOLUTAMENTE  in condizioni  di ridotta ingestione volontaria da parte della bovina.

Appare   fondamentale  anche ricordare   che   nel  periodo  estivo   ,  in  condizioni  di   temperatura  >   28  c°   ed  umidità   relativa   superiore  al   60 %   la  bovina   è  sottoposta     a  ulteriori  ed  ingenti  perdite  di   cationi  (sodio ,   potassio   e  magnesio  )  per  effetto  della  quantità   di  sudore  prodotto nelle  24   ore   ,  ritenuto  intorno  a  1800 gr/ora ,  che  si  vanno  a   sommare  alle  perdite   dovute  alla  produzione   lattea.

I livelli fisiologici di Kaliemia (potassiemia) suggeriti dalla bibliografia si collocano in un range che va da meQ/l 3.9 a 5.8 (Goff 2004 Vet Clin food Anim 471/494) Nel presente lavoro il tasso di Kaliemia rilevato  con 2 metodiche differenti - Emogas analisi e chimica clinica sierologica – ha evidenziato  un valore medio pari a  3,72 meQ/l ,  ovvero  una diffusa e generalizzata  ipokaliemia ,   pur  essendo  in situazioni   ambientali   ottimali  (20  c° ).

Più specificatamente ,  i valori riscontrati risultavano quindi inseriti in valori ritenuti normali in 39 soggetti  riscontrando invece  una situazione  ipoK  nel 58 % dei capi analizzati.

Dei 93 soggetti, 32 hanno manifestato patologie associate all’iporessia e cioè in 18 soggetti è stata riscontrata ritardo nella lochiazione, metrite e febbre, in 8 soggetti dislocazione destra o sinistra dell’abomaso e in 6 soggetti blocco ruminale

I valori medi della Kaliemia riscontati in questi capi risultano essere rispettivamente pari a 3.66;  3.73; 3.7 e 3.25 meQ/l, come illustrato nella tabella sottostante.

Questo dato appare paradossale  se si considera che  le razioni formulate in teoria dovrebbero coprire ampiamente  i fabbisogni richiesti;  la realtà  impone invece di considerare più cause concomitanti (ridotta ingestione di SS , alcalosi metabolica  post parto,  adattamento della produzione di aldosterone finalizzato all’eliminazione del K presente in elevata quantità nelle diete pre parto, ecc.)  che possono indurre ipoK ma, indipendentemente da queste  è  bene ricordare che è NECESSARIO   ottimizzare il livello di K  ematico al fine di consentire  una  corretta  funzionalità soprattutto della  muscolatura liscia, fondamentale nell’immediato post parto  sia x la funzionalità dell’abomaso sia  dell’utero.

A fini pratici possiamo ricordare  gli effetti della Kaliemia sulla contrazione abomasale  così come descritto da Turck and Marek  (2010),  con progressivo aumento della contrattilità muscolare fino al valore di 7 meQ/l.

Sempre secondo questa ricerca, il valore riscontrato ( 3,72  meQ/l ) nelle bovine analizzate giustificava una riduzione della contrattilità abomasale  di circa il 50%.

Gli    elementi  sopracitati    inducono  quindi  a  considerare   con  certezza  che la  nutrizione   minerale  della  bovina  da latte  durante lo stress da caldo deve  essere   specificatamente   formulata   al  fine  

  • di  evitare la  comparsa  di  patologie   correlate   all'inevitabile  
  •  "alcalosi respiratoria/acidosi  metabolica"   che   si  verificherà  tutte  
  • le  volte  che sottoporremo  le  bovine  a  temperature   eccessive 

 

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