Stagione estiva e stress termico

Scritto da :  Crsitian Rota PhD    Consulente   Granda Team   

Con l’arrivo della stagione estiva, ogni anno, si registra un significativo peggioramento delle performance degli animali che va ad incidere sul conto economico dell’allevatore. Nonostante i miglioramenti sulle tecniche di raffrescamento e sulle strategie nutrizionali lo stress termico rimane uno dei fattori che maggiormente condiziona le performance di un allevamento di bovine da latte.

Lo stress termico, infatti, va ad influenzare negativamente la  salute della mandria, la produzione di latte  e l’efficienza riproduttiva . La  ricerca ha mostrato che la riduzione dell’ingestione si ss ha una rilevanza di circa il 50% sulle cause che determinano  l’abbassamento produttivo   ; tra gli altri fattori rilevanti  legati allo stress termico, viene anche individuata la variazione del metabolismo dell’animale che determina una minor disponibilità di glucosio in sede mammaria con una conseguente  minor produzione  di latte.

In condizioni di stress inoltre vi è una sostanziale riduzione della produzione di saliva e del suo contenuto di bicarbonati. Ciò comporta direttamente il rischio di una acidosi ruminale ed indirettamente effetti collaterali quali problemi podali e riduzione del tenore di grasso nel latte.  

 

Formulazione delle razioni 

Diventa pertanto necessaria la valutazione di strategie nutrizionali che permettano di mantenere una normale funzionalità ruminale, di somministrare un adeguato livello di energia fermentescibile e nel contempo ridurre il rischio potenziale di acidosi.

Per le razioni occorrerebbe quindi:

  1. avere un minimo di NDF del 30% della s.s (di cui la maggior parte proveniente da foraggi di elevata qualità);
  2. non eccedere con i livelli di amido e garantendo un adeguato livello di lipidi per permettere un’adeguata concentrazione energetica;
  3. avere una concentrazione di potassio, minerale chiave in situazioni di stress da caldo, almeno dell’1,5-1,7% della sostanza secca mantenendo un livello di DCAD di almeno +30 mEq/100 grammi di sostanza secca;
  4. integrare la dieta con micro-minerali organici e con l’utilizzo di probiotici/lieviti in modo da agire sulla sanità dei piedi, sulla stabilizzazione dell’ambiente ruminale e sulla stimolazione dell’ingestione;
  5. impiegare acido palmitico in caso di caduta della % di tenore del grasso.