TRANSITION DAYS A CODOGNO 28 Novembre 2019 :RETHINK DAIRY Ripartire dalla Transizione 4.0 per ripensare e innovare

 

 

 

 

 

 

 

 

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CHRISTOPHER FERRI (Az.Ambrosini)                                                                         MATTEO BOGGIAN (Maccarese Spa)

 

Sono partiti da Codogno i Transition Days 2019, l’unico workshop dinamico dedicato alla transizione della vacca da latte. Una
trilogia di incontri che diventa un itinerario formativo e informativo attraverso 3 tappe in differenti località. I consigli sono: progettare
strutture razionali per la transizione che scongiurino il sovraffollamento, formare il personale attraverso chiare procedure
operative, migliorare il dialogo fra le figure presenti in allevamento, porsi chiari obiettivi di miglioramento e raccogliere dati che
ne valutino il raggiungimento.

Con l’obiettivo di ridiscutere e riconsiderare il periodo di transizione nell’ottica di arrivare al raggiungimento di salute e benessere per vacche che producano
più latte, il 28 novembre si è svolta  a Codogno, presso Villa Biancardi,  la giornata di apertura dei TransitionDays 2019. Si tratta di un ciclo di incontri tutti

direttamente collegati alla gestione della transizione,  seppure trattando macro temi differenti

Scarica L'articolo completo estratto da Professione allevatore N° 20

 

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da sinistra MASSIMILIANO INTINI  (Allflex SCR) STEFANO GALLO (Granda Team) Matteo Boggian (Maccarese spa)

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Uno scorcio della platea partecipanti al Transition Day di Codogno svoltosi presso Villa Biancardi

 

RETHINK DAIRY  (Sintesi dell'intervento di Paolo Grendene AD di Cirioagricola srl  al Transition Day svoltosi a Codogno  il 28 Novembre presso Villa Biancardi )

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PAOLO GRENDENE (CirioAgricola srl)

“Una vacca che sta bene, liberata dallo stress, produce meglio e di più ed è in grado di esprimere in pieno il suo potenziale genetico.”

Vorrei partire dal senso etimologico della parola Transizione, che indica il passaggio da una condizione, da una situazione ad un’altra.

Il concetto si può intendere sia in senso statico, come una condizione intermedia definita, sia in senso dinamico, in quanto implichi l’idea di evoluzione in atto.

Lasciando le riflessioni più strettamente tecniche a chi su questi aspetti ha specifica competenza, mi piace ricordare che la gestione della Transizione è il momento più delicato di tutto l’allevamento della vacca da latte, perché da questo momento critico dipendono i futuri risultati sia sotto il punto di vista produttivo che riproduttivo; un momento in cui è importante “fare bene ciò che conta” .

Ma ritornando ad un concetto di più ampio respiro, al senso strettamente etimologico del termine Transizione, inteso come processo di cambiamento, vorrei sottolineare come anche in questo caso, di una situazione particolarmente delicata si tratta.

Quando si attua un cambiamento sappiamo da dove partiamo, abbiamo delle attese e degli obiettivi auspicati, ma non possiamo avere certezza di dove questo cambiamento ci porterà. In altre parole, lanciamo il boccino ma non possiamo essere sicuri di dove il boccino andrà a cadere , il tutto in una realtà sociale che sta cambiando, in cui le condizioni di mercato sono in continua evoluzione così anche le aspettative dei consumatori , sostenute ed influenzate dai nuovi mezzi di comunicazione come i social network, che spesso riportano notizie fuorvianti dal forte peso emotivo .

Noi di Cirioagricola, considerate le dimensioni della nostra struttura produttiva, siamo in prima linea in questo difficile contesto, accusati di essere una “fabbrica di latte”, produttori di una vera e propria “spremuta di vacca”.

È importante in questo senso, ritornando al concetto di Transizione, attuare un cambiamento in senso positivo, rispondendo alle accuse con argomenti scientifici e razionali, permettendo ai consumatori di conoscere la realtà della moderna zootecnia di alto livello, evitando un’infruttuosa contrapposizione muro a muro,facendo conoscere al pubblico i cambiamenti che per primi abbiamo effettuato nella direzione del benessere animale, partendo dalle cinque libertà che ne sono il cardine: libertà dalla cattiva nutrizione, la libertà di avere un ambiente fisico adeguato, la libertà dal dolore e dalle malattie, la libertà di poter manifestare le proprie caratteristiche comportamentali specie-specifiche ed ancora la libertà dalla paura e dal disagio.

Consci che una vacca che sta bene, liberata dallo

stress, produce meglio e di più ed è in grado di esprimere in pieno il suo potenziale genetico.

Non possiamo derogare ovviamente dalle caratteristiche fondamentali che il prodotto latte deve avere in termini di qualità fisico-chimiche, bromatologiche, igieniche e quant’altro, caratteristiche che dobbiamo dare come assodate e scontate ed eventualmente sanzionando comportamenti non consoni.

Ma dobbiamo con serenità affrontare la sfida che il pubblico dei consumatori ed anche il marketing della distribuzione ci lancia, in termini di immagine del prodotto latte e del relativo allevamento dove viene prodotto. Non avendo paura di riaffermare il concetto primario che la vacca è un animale da reddito, che chi alleva e produce latte vive di questo reddito e che di latte e dei suoi derivati una grande fetta di popolazione

si nutre quotidianamente. Sfruttando le opportunità che le innovazioni tecnologiche ci offrono in termini di tracciabilità di prodotto, di certificazione garantita, di uniformità di disciplinari di produzione.

Affrontando il discusso problema della sostenibilità delle produzioni zootecniche, su cui l’opinione pubblica ha spesso un’informazione deviata, in modo razionale e scientifico, facendo conoscere le reali condizioni di allevamento, i presupposti scientifici che ne stanno alla base e i relativi processi produttivi presidiati, controllati e certificati.

Considerando le nuove sfide e i cambiamenti conseguenti a mente aperta, senza nascondersi e soprattutto senza vergognarsi, consapevoli ed orgogliosi del ruolo sociale che produrre alimenti primari di qualità comporta.