TRANSIZIONE 4.0 : CONCETTI CHIAVE, TECNOLOGIA E SFIDE FUTURE

 Ne parliamo con Giovanni Gnemmi DVM PhD                         

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Oggigiorno l’approccio strategico fondamentale nella gestione di un allevamento moderno e sostenibile è quello di ridurre l’incidenza delle patologie di tutta la fase di Transizione.
 Infatti oltre il 50% degli animali manifestano delle patologie cliniche o subcliniche nei primi 10 giorni dopo il parto ed è evidente che riuscire ad individuare molto precocemente questi animali aiuta notevolmente ad diminuire i costi di gestione e soprattutto ad avere un'incidenza di anovulazione estremamente più bassa. Visto il costo delle patologie è impossibile pensare di risolvere il problema curando gli animali.

La prevenzione diventa lo strumento chiave.

Questo implica un notevole investimento nella conduzione della fase di transizione da parte dell’allevatore moderno, inteso come impegno nell’acquisizione delle competenze necessarie per governare la gestione nutrizionale, la gestione sanitaria con i programmi vaccinali e la gestione dell'ambiente quindi benessere e housing degli animali, con azioni quotidiane e preventive che possano gradualmente portare la soglia delle vacche malate ai minimi termini, fino quasi ad azzerarla.

Oggi i tempi sono veramente maturi per affrontare il discorso dell’approccio alla tecnologia in un modo diverso; all’inizio degli anni novanta per almeno 10 anni si è pensato che risolvesse tutti i problemi dimenticandosi che la sua funzionalità è sempre complementare all'uomo e non è mai in sostituzione dello stesso.

Grazie anche a come la tecnologia si è proposta e si è evoluta oggi, possiamo percepire una sua capacità di utilizzo SMART, una vera e propria intelligenza artificiale al servizio dell’uomo.  La crescita professionale dell’allevatore e dei consulenti collaboratori si riconduce in maniera fondamentale alla maturità acquisita di capire il linguaggio e a sviluppare una comunicazione con la tecnologia con un metodo totalmente diverso.

Oggi, in Italia ed anche a livello europeo, il miglior 25% degli allevamenti non ha nulla da invidiare agli allevamenti di vertice americani. Se noi esaminiamo i dati della Holstein americana vediamo che circa il 75% delle aziende del Wisconsin hanno un PR superiore al 25%; in Europa il miglior 25% degli allevamenti ha le stesse performances.

L’Europa è quindi matura e l’Italia ben la rappresenta. In Italia ci sono allevamenti assolutamente di livello internazionale per quanto riguarda le performances e gli allevatori stanno interpretando appieno il ruolo della produzione, c’è voluto tempo ma è cambiata una mentalità e si è capito che l’allevamento del bovino da latte può essere uno strumento per produrre reddito ma soprattutto per produrre un reddito qualificante. Vivere per produrre latte come dice il Gordie Jones è un pessimo investimento ma produrre latte per vivere e’ uno Stile e un modello di business assolutamente positivo